
Le mode, si sa, a volte ritornano. In questi giorni non si fa che parlare di tangenti e molti si cimentano in un parallelo con i tempi di “tangentopoli”, quei primi anni novanta che spazzarono via la Prima repubblica e, con essa, i suoi principali attori: Craxi con il suo Psi e la classe dirigente di una Democrazia Cristiana che avevano fatto della corruttela e del clientelismo un modus operandi.
Sfogliando i giornali degli ultimi giorni, è facile tornare, con i ricordi, a quei tempi. Il business della Protezione Civile e dei grandi eventi; la iena ridens che se la spassa alle 3:32 di quella notte che portò via la vita a L’Aquila e agli aquilani, i “massaggi” di Bertolaso e Verdini che risolve i problemi di amici ed amici degli amici; compagnie di telecomunicazioni che creano fondi neri frodando lo Stato italiano; il senatore-portiere Di Girolamo che porta la ‘Ndrangheta in Parlamento e banchetta lieto con esponenti di spicco della malavita e della destra eversiva; il consigliere comunale di Milano che riempie i pacchetti di sigarette con 5000€ allo scopo di agevolare una pratica edilizia; un avvocato inglese che si salva per il rotto della cuffia perchè è stato si corrotto ma il reato è prescritto.
Fini sostiene che la corruzione odierna è più grave perchè chi delinque lo fa per sè, prima, invece, lo si faceva per il partito. Altri sostengono che durante Tangentopoli, la merce di scambio era il denaro, adesso un po’ di passera opportunamente fornita da “imprenditori” amici. Fortunatamente c’è Silvio! La crociata che vuol portare avanti contro chi si macchia di reati contro la pubblica amministrazione è psichedelica. Sentir parlare i berluscones della lotta contro corrotti e corruttori è come assistere a un’opera di Samuel Beckett: teatro dell’assurdo.
Non sappiamo a cosa ci porteranno gli esiti di queste vicende, se questa melma li travolgerà (e in questo caso potremmo essere noi a riderne). Sappiamo che nei primi anni novanta, mentre la prima repubblica si sfaldava sotto i colpi della magistratura inquirente, qualcosa si rompeva nel tessuto sociale. Proprio come suggerisce l’etimologia del verbo “corrompere”. Da allora, nessuno si è mai curato di ricucire lo strappo e la corruzione si è fatta sistema. Per questo non sono d’accordo con chi sostiene il ritorno di tangentopoli, perchè non è mai finita. E’ rimasta una pratica diffusa e praticata di cui avevamo smesso di occuparci. Vero, Silvio?


