
Ieri, come sapete, Spatuzza ha testimoniato nel corso del processo d’appello al senatore Marcello Dell’Utri, già condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Il boss di Brancaccio ha raccontato quel che sa sul periodo stragista dei primi anni novanta facendo anche i nomi eccellenti. La sua, però, non appare una iniziativa isolata.
Già nel 2004, Filippo Graviano, “padrino spirituale” dello stesso Spatuzza, lancia un ultimatum dalla cella nella quale è rinchiuso. Afferma che “se non arriva quel che ci hanno promesso, è tempo che noi parliamo con i magistrati“. Una frase che lascia intendere che esista ancora una trattativa. Una frase che preannuncia una guerra che sta per scatenarsi. Una guerra tutta interna allo Stato che vede i giudici contro Mister B. Il potere giudiziario, che ha il compito di presidiare l’applicazione della legge, e il potere esecutivo, occupato da una persona che non rispetta i patti concordati con un sotto-stato criminale.
Cosa Nostra dimostra di conoscere bene la teoria di Montesquieu sulla spartizione dei poteri (ne ho parlato spesso su queste pagine soprattutto a causa di Bellachioma che, questa teoria, pare sconoscerla del tutto). La mafia siciliana, come ogni stato moderno, conosce questi meccanismi e si dimostra più “democratica” di quel che rimane della nostra Repubblica dopo quindici anni di dominio mafioso-piduista-mignottocratico.

