
Ci sono momenti particolari che entrano a far parte del patrimonio di una Nazione e della sua coscienza. Contemporaneamente, purtroppo, alcuni uomini (e donne) entrano nel Pantheon degli eroi con il loro martirio.
Quel giorno di 17 anni fa ero solo un bambino. Nel 2009 sono un uomo siciliano che vuole ricordare quel pomeriggio e lo sdegno, suscitato da quell’ordigno infame, che riecheggiò più forte del fragore che pose fine alla vita di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti della scorta. Ogni siciliano ricorda, ancora oggi, quel che stava facendo nel momento in cui si apprese la notizia della strage di Capaci. Il sacrificio di questi servitori dello Stato, però, ci chiama ad uscire da questa condizione di memoria solitaria per approdare a una memoria condivisa, vero punto di partenza per un progetto di legalità diffusa da proporre anche a coloro che quel 23 maggio non lo ricordano o non lo vissero.
Perchè diciassette anni sono troppi per poter essere considerati cronaca e pochi per poter entrare nei libri di storia.
Perchè assistiamo quotidianamente allo svilimento delle Istituzioni e all’offesa della Magistratura da parte di chi crede di poter revisionare la storia, innalzando sui propri altari di meschinità, personaggi che, della miseria e dell’infamia ne fecero vessillo.
Perchè esiste una Sicilia che è libera e vuole continuare a camminare senza chinare il capo, gridando a voce alta che la mafia è una montagna di merda.


Viva Falcone, Viva Borsellino, Viva i giusti.
La mafia è merda.
tutti quelli che lo pensano, lo dicano in questa sede:”Viva Falcone, Viva Borsellino,Viva i giusti.
Viva Falcone, Viva Borsellino, Viva i giusti.