Triskeles
Non ci verrà chiesto se saremo stati credenti ma credibili
19 marzo
Categories: Antimafia, Fare memoria

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Quindici anni fa, nella terra che oggi chiamiamo Gomorra, ma che allora era solo Casal di Principe, viveva un Sacerdote. Un uomo di Chiesa. Un Uomo. Il suo nome era don Giuseppe Diana.

Tutta Italia, adesso, conosce “Gomorra” e ha acquisito una consapevolezza di ciò che succede in quella terra. Quindici anni fa, non era così. Questo Prete coraggioso dovette scrivere un documento dal titolo “Per amore del mio popolo non tacerò” per far si che le autorità sentissero il grido di una terra dilaniata dalla barbarie criminale di “uomini grandi ma come coriandoli“.

Alle 7.30 del 19 marzo del 1994, il mattino del suo onomastico, prima che celebrasse la Messa, questi omuncoli, armarono le loro mani, puntarono le loro pistole contro la sua faccia e, con cinque colpi, posero fine alla vita di don Peppino.

Non fermarono l’agonia che li tormenta e li fa illudere di essere uomini. Non fermarono neppure il germe della vita, dell’amore, della speranza e della legalità che sono scaturiti dall’esempio di don Peppino.Oggi siamo testimoni di questo. E’ un compito al quale deve richiamarci la nostra cosienza civile affinchè la vita terrena di tanti altri “don Peppino” non finisca come la sua. Perchè nella terra dei coraggiosi non esistano eroi.

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