
Da ieri viviamo in un mondo migliore. Il 44° presidente degli Stati Uniti ha giurato. Entra alla Casa Bianca un afroamericano. Non condividiamo le speranze messianiche di quanti credono che Barack H. Obama sia il salvator mundi del terzo millennio.
Siamo spinti a credere, invece, che sia il profeta della speranza. Il suo impegno è dimostrazione delle opportunità che un grande Paese deve dare a tutti. Anche a quell’uomo il cui padre, sessant’anni fa, non poteva neppure sedersi a un ristorante e ordinare qualcosa. Oggi vediamo questo figlio della migliore America accomodarsi nello Studio Ovale.
Il suo discorso di insediamento è pieno di parole che credevamo dimenticate. Parole come lealtà, responsabilità, impegno, patriottismo, onestà, coraggio e correttezza. Parole che ci hanno insegnato da bambini e che abbiamo accantonato per poter sopravvivere in un mondo falso fatto di opportunisti e arrampicatori. E’ stato bello risentire quelle parole, vederle rientrare nel linguaggio pubblico e politico.
Forse Obama non riuscirà a sconfiggere il terrorismo internazionale nè potrà vincere del tutto la battaglia contro il surriscaldamento del clima. Non ci libererà dalle ragnatele e dagli egoismi generazionali che ci tengono inchiodati al nostro passato peggiore ma sarà un simbolo di innovazione. Una speranza per chi releghiamo ai margini del nostro vivere quotidiano. Questo è il messaggio più forte del mondo di Obama.
Per chi volesse leggere con attenzione, e lo consiglio vivamente a tutti, il discorso di insediamento, può farlo tramite i link che inserisco di seguito. La versione in inglese e quella in italiano.

