Ieri era il compleanno di Roberto Saviano. L’ha trascorso da solo, chiuso nella rete di protezione che altri hanno dovuto costruirgli intorno a causa delle minacce della Camorra. Solo e senza i suoi amici, i suoi parenti, ha voluto che il giorno del suo compleanno fosse impreziosito da un regalo. Ma è stato lui a fare un regalo a noi. Per chi non avesse comprato Repubblica di ieri, consiglio di visitare il link di seguito e leggere la sua “Lettera a Gomorra”. http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/saviano-omerta/saviano-omerta.html
A dire il vero non è un regalo nel vero senso della parola. Mette tutti davanti alle proprie responsabilità. Tutti quelli che desiderano vivere la loro vita tranquilla senza occuparsi di ciò che accade fuori. Tutti quelli che navigano con tranquillità nella melma omertosa e indifferente. Lancia una provocazione quando afferma che gli immigrati, che la settimana scorsa, hanno inscenato la guerriglia urbana di cui abbiamo letto sui giornali, chiedono una civile normalità. Non noi, razza italica (nel senso etnicamente ariano tanto di moda presso i leghisti) ma gli immigrati, coloro che meno di tutti godono dei diritti di cittadinanza univeralmente riconosciuti. Se Roberto ha trascorso il suo compleanno in solitudine, intento a prepararci questo regalo, è colpa nostra. Noi che ci volgiamo dall’altra parte. Noi che minimizziamo le stragi che stanno compiendo i Casalesi. Davvero vogliamo rassegnarci a questa realtà, a questa Italia?
Auguri Roberto.

